Acqui Terme, ritratti per Gabriele Basilico

In una ipotetica antologia di racconti legati alla fotografia, non possiamo certo dimenticare quello che Gabriele Basilico (1944 – 2013) fece in più occasioni, affascinando come sempre chi lo ascoltava, a proposito di “Milano, ritratti di fabbriche”, la sua prima importante ricerca sul paesaggio architettonico, risalente al 1978.

Protagonista è la luce, il cielo limpido e terso che, nei giorni di Pasqua di quell’anno definisce una “nuova” leggibilità degli elementi e diventa il motivo portante del progetto.

Avevo in mente di ricordarlo proprio in questi giorni, magari con una immagine “industriale”, una sorta di dedica proprio a “Milano, ritratti di fabbriche”… ma è successo un fatto, atmosferico: nella giornata di Pasqua la luce poteva essere simile proprio a quella del ’78 ed ho preferito, invece, orientarmi su un ricordo più personale.

Nel 2006 la Camera di Commercio di Alessandria promosse la pubblicazione del volume fotografico “a+ D’AUTORE” affidando a 15 fotografi, tra cui il sottoscritto, il compito di rappresentare aspetti del territorio provinciale, territorio che Basilico percorse fotografando le città.

Nel pomeriggio di una domenica autunnale, grigia, umida, in Piazza dell’Addolorata ad Acqui Terme, tra la gente, scorsi un signore di spalle, con il piumino nero a cui era appoggiato il cavalletto e sopra una Silvestri 6×7 …”Gabriele!!!” chiamai a voce alta, lui si voltò e seguì una breve e piacevole conversazione.

Ed è a questo ricordo che voglio dedicare la mia modesta rivisitazione di quelle che furono le sue inquadrature, così come vennero pubblicate in quel volume, realizzate in una giornata che, mi piace immaginare, potesse avere qualcosa in comune con la Pasqua di 35 anni fa.

“Il vento, quasi assecondando una tradizione letteraria, sollevava la polvere, metteva in agitazione le strade, puliva gli spazi fermi, ridonando plasticità agli edifici, rendendo più profonde le prospettive delle strade… per la prima volta ho visto le strade e, con loro, le facciate delle fabbriche stagliarsi nitide, nette e isolate su un cielo inaspettatamente blu intenso… anche l’ombra diventava un elemento compositivo”
(G.B.)

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