il Museo San Rocco

Sta per uscire la versione on line de “Il privilegio del fulmine“, il volume che racconta la grande mostra di Francesco Arecco che si è tenuta a Trapani… quindi… iniziamo a svelare innanzitutto il luogo…

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Da oratorio a museo, il passo sembra breve

È indubbiamente complessa la storia dell’Oratorio di San Rocco, nel cuore del centro storico di Trapani. Nato come un luogo di cura spirituale ritorna – in chiave moderna – alla sua antica funzione.

Nei pressi dell’ospedale Sant’Antonio (oggi Palazzo Lucatelli), al tempo della peste del 1574, la cappella privata della nobile famiglia Di Ferro fu donata ai Terziari Regolari e più precisamente al priore Michele Burgio, a condizione che non ne cambiassero mai la dedicazione a San Rocco, santo francescano, taumaturgo degli appestati.
Come ci ricorda mons. Liborio Palmeri, rettore del San Rocco e direttore degli spazi museali della Diocesi di Trapani, nel 1589 alcuni frati scalzi, sottoposti alla regola del Terzo Ordine Francescano, dopo aver occupato alcune case intorno ad esso, si dedicano all’oratorio, cominciando a trasformarlo in una vera e propria chiesa e contemporaneamente costruiscono il loro convento, per svolgere più agevolmente il servizio di cura spirituale degli ammalati.

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Così iniziò il progetto di ampliamento nell’area retrostante dei magazzini della dogana, per consentire a tutti i confratelli di trasferirsi in città dal convento di Martogna, alle falde del Monte Erice. I lavori furono completati nel 1653 e in questa occasione la chiesa fu arricchita da pregevoli opere pittoriche e scultoree.
Verso la fine del settecento la chiesa di San Rocco viene ricostruita, secondo il progetto dell’architetto don Paolo Rizzo, con l’imponenza di dodici nuove colonne, nove altari e numerosi dipinti, tra cui la Vergine e S. Girolamo di Vito D’Anna, il San Rocco della scuola di Carrocci, la Sacra Famiglia di Domenico La Bruna e, nella volta della sacrestia, l’Assunta della scuola del Domenichino.

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Nel 1866 lo Stato, con la soppressione degli ordini religiosi, incamera il bene e lo cede in uso all’Amministrazione Provinciale, che, nel 1878, lo trasforma inizialmente in Ufficio Provinciale delle Poste. Il bombardamento della seconda guerra mondiale distrusse il convento e la chiesa, con la perdita dell’abside e del transetto (attuale via Carlo Guida). Forse allora la chiesa fu tagliata da un solaio per la creazione di un primo piano ed arricchita di un secondo piano. Ma ormai le vestigia esterne sono compromesse, si vede invece un palazzo, dove la Provincia insedia l’Ufficio di igiene e profilassi, nonché varie scuole: il “Calvino” e qualche classe del Liceo Classico, oltre ad uffici comunali e l’uso per attività culturali ed artistiche nell’androne. Infine, nel 1959, l’edificio viene restituito all’Autorità Ecclesiastica.

“Ed eccoci, ora San Rocco ritorna ad essere chiesa – prosegue mons. Palmeri – con le sontuose colonne del settecento incastrate nelle mura del palazzo e con le dimensioni del primitivo oratorio; ma, nel tempo ha mantenuto tre caratteristiche: curare (con i francescani, con l’ufficio di igiene e profilassi), istruire le menti (con le scuole), stupire (con l’arte). Curare, istruire, stupire l’anima, ecco la missione di S. Rocco!”

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La storia dei nostri giorni, invece, passa attraverso le fasi di un gradevole ed intelligente restauro, curato dall’architetto Giuliano Tilotta, che ha restituito alla collettività un luogo davvero unico nel suo genere.
Il Museo fa rete con il DiART – Collezione Diocesana Arte Religiosa Trapani, che ha sede nel Palazzo del Seminario Vescovile e la cui area espositiva sfiora i 1.500 mq, con opere di più di 130 artisti provenienti da 22 Paesi. Il Museo San Rocco, quindi, nel cuore della città, ricopre un ruolo interessante nel panorama nazionale e internazionale dell’espressione e della sperimentazione artistica e del dialogo culturale.
Custodisce opere di Carla Accardi, Turi Simeti, Claudio Oliveri, Rita Siragusa, Adrian Paci, Alberto Gianquinto, Jung Uei Jung, Min Jung-Kim, Marco Papa, Alberto De Braud, Melania Comoretto, Giovanna Bolognini e molti altri, oltre alle varie esposizioni temporanee che vi si susseguono nel tempo, inserite in uno spazio di ineguagliabile suggestione.

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L’edificio ha inoltre ritrovato la sua natura di luogo di culto; l’atrio è stato ripristinato e trasformato in un oratorio, circondato dalle sale espositive allestite dalla vice direttrice Maria Pia Adamo. Questa duplice identità, religiosa e artistica, convive in un luogo che nella sua nuova funzione di Polo Museale Interdisciplinare racchiude un’esperienza al contempo estetica, catechetica e didattica.

Un vero e proprio centro per la ricerca, le arti e il dialogo culturale e per la promozione della cultura artistica contemporanea, “un ponte tra il sacro e la laicità e soprattutto una chiesa per i giovani”.

Andrea Repetto

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Museo San Rocco
Via Turretta, 12, 91100 Trapani

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