PASSAGGI E PAESAGGI mostra a cura di carlo pesce

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Il Gruppo Due sotto l’ombrello, con il patrocinio della Provincia di Alessandria e della Città di Ovada, presenta la mostra “PASSAGGI E PAESAGGI”, a cura di Carlo Pesce; opere di Vittore Fossati, Mario Tinelli, Andrea Repetto, Enrico Minasso, Carlo Cichero.

Questa esposizione è un’ occasione per far incontrare lo Spazio Sotto l’ombrello con la fotografia contemporanea italiana, attraverso i lavori di cinque fotografi della provincia di Alessandria attenti osservatori ed interpreti del paesaggio, che raccontano luoghi reali o immaginati.

Spazio Sotto l’ ombrello, scalinata Sligge, Ovada; dal 23 ottobre al 30 novembre;

vernice: venerdì 23 ottobre ore 18,00
orario di apertura: dal venerdì alla domenica, dalle 17,00 alle 19,30; ingresso libero.

venerdì 20 novembre ore 21,00: Andrea Repetto e Vittore Fossati presentano il volume “VIAGGIO IN UN PAESAGGIO TERRESTRE” di Vittore Fossati e Giorgio Messori.

 

gli autori:

 Vittore Fossati (1954) si occupa di fotografia dal 1977. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero ed ha svolto ricerche fotografiche commissionate da enti ed istituzioni, contribuendo all’illustrazione di numerosi volumi. Nel 2004 su incarico del Museo di Fotografia Contemporanea ha realizzato con Maurizio Magri il documentario “Viaggio in Italia. I Fotografi vent’anni dopo”.Nel 2007 ha pubblicato il volume “Viaggio in un paesaggio terrestre” composto con lo scrittore Giorgio Messori.

Mario Tinelli (1952) ha partecipato ad importanti mostre collettive, tra cui: “Viaggio in Italia”, Pinacoteca provinciale, Bari 1984, “L’insistenza dello sguardo”, Palazzo Fortuny, Venezia 1989, “Segni di luce – La fotografia contemporanea”, Biblioteca Classense, Ravenna 1994, “Scrivia – Fotografie lungo il corso del torrente”, Galleria d’Arte di Palazzo Guasco, Alessandria 1999. Una selezione dei suoi lavori è conservata presso la Bibliothéque Nationale de France.

Andrea Repetto (1962) alterna alla fotografia professionale le proprie ricerche di flâneur contemporaneo; prediligendo la lettura degli spazi antropici, lavora sul concetto di “assenza-presenza dell’uomo”, che declina, senza alcuna finalità documentaria, principalmente in un personale bianco nero, stampato secondo tecniche moderne.Sue fotografie sono conservate in collezioni pubbliche e private, tra cui la Bibliothéque Nationale de France.

Enrico Minasso (1961) fotografo e gallerista d’arte contemporanea, è costantemente impegnato nella ricerca visiva attraverso l’ utilizzo di attrezzature da ripresa poco convenzionali, prediligendo sia fotocamere artigianali a foro stenopeico di medio e grande formato che toy-cameras, con le quali ha realizzato diversi progetti, mostre e pubblicazioni.

Carlo Cichero (1965) ama giocare con le immagini fin da bambino. Parallelamente alla fotografia commerciale, porta avanti alcuni progetti personali, come la surreale rappresentazione dei propri sogni (o incubi) e la ricerca del lato ironico e grottesco della quotidianità. Da alcuni anni, inoltre, prosegue un lavoro sui luoghi della solitudine, ovvero sulla solitudine dell’ uomo durante il suo viaggio terreno.

catalogo on line su: http://issuu.com/andrea_repetto/docs/passaggi-paesaggi

Camminando col fotografo

 di Tiziana Piccioni 

Accompagno Andrea in uno dei suoi primi giri a Porto Marghera. Camminiamo in mezzo ai cumuli di neve di pioppo sui marciapiedi, tra il riverbero di fuoco del sole che picchia su asfalto e cemento e lo stridio dei camion in manovra, tra sfarinati nelle narici e salso di laguna sul palato. Ce ne andiamo vagando così: Andrea dotato di strumentazione fotografica e io concentrata sul fotografo, lui assalito da una moltitudine di stimoli, tra i quali fare ordine e discriminare, e io di tanto in tanto attratta da oggetti abbandonati qua e là, ai quali tento di fare resistenza: oggi voglio seguire il fotografo, e con discrezione. È sua, però, la vera discrezione: di un genere che spiazza, specie se consideri che è lì per fotografare.

Dice di essere felice, ma spaesato; a me, però, spaesato non sembra affatto. Mi pare, anzi, che egli diventi tutt’uno con le cose, inserendosi ora in una ed ora in un’altra piega della scena, di cui a poco a poco diventa parte, tanto che il gesto fotografico risulta nascere proprio da lì dentro, come necessario. Forse, però, è così che funziona, quando funziona; non ne so molto, non ho esperienza di frequentazioni con fotografi, e di Andrea conoscevo più che altro la produzione, una buona parte.

Se faccio mente locale sui suoi lavori, penso al bianco e nero, al taglio orizzontale, alle danze di ombre e luci, al particolare che prende vita nelle visioni d’insieme, al ruolo cruciale degli elementi non centrali dell’immagine, all’attenzione sulla materia e, ancora, a quei contesti ricostruiti in percorsi composti di più immagini, le quali realizzano un racconto che ha tutta la vibrante forza della vicenda individuale e tuttavia la saggezza del punto di vista che sa di essere uno fra altri, solo uno possibile, però scelto, voluto, pensato, in quanto occasione, ogni volta unica, d’incontro. Se penso al lavoro di Andrea Repetto mi sovviene un senso di trasporto forte, poi un invito insistente a situarmi proprio lì e la possibilità di mescolarmi a quella narrazione densa, fatta di immagini che sono quanto mai attive, producono cioè azioni, giocando tra presenza e assenza, tra vicinanza e lontananza, tra ciò che rientra sotto il dominio dei sensi e ciò che l’oltrepassa.

Come ci ricorda Howard S. Becker in “Photography and Sociology”, del 1974, e come Andrea si trova in più occasioni a sottolineare, l’immagine che il fotografo produce dipende molto dalle sue “tradizioni professionali e condizioni di lavoro”, ma anche dalla “sua teoria su ciò che sta guardando, dalla sua comprensione di cosa sta investigando”. Il processo di costruzione delle immagini include, oltre a fasi di produzione in senso stretto, fasi preparatorie che per Andrea significano studio, conoscenza, da diversi punti di vista, artistici, scientifici, di senso comune. È un processo che si snoda da un progetto che prevede, poi, momenti di restituzione come irrinunciabile ampliamento del dialogo: da quello tra sé e le situazioni che fotografa a quello che include anche coloro che Andrea ama chiamare “lettori”, pensando a un pubblico più o meno attento al quale offrire un giro oltre i luoghi comuni, pur senza alcuna evasione dai contesti concreti.

Soprattutto, però, il processo attraverso cui si arriva all’immagine fotografica, del quale Andrea ama sottolineare l’aspetto di selezione e di perfezionamento che concerne la parte di lavoro che potremmo definire di laboratorio, è un processo trasversale alle varie esperienze non solo del fotografo ma dell’uomo in toto, sempre intrise di quell’osservare il mondo, spesso vagabondando, come fa il flâneur baudelairiano, per usare una figura che ad Andrea piace molto. Gli è capitato più volte di rappresentarsi, nelle nostre conversazioni, prima che come fotografo, come persona che ama muoversi tra ambienti differenti, ricercando un rapporto profondo coi luoghi e coloro che li abitano, in una dimensione dove i tempi sono dilatati, i ritmi non sono dati, i percorsi si ramificano e costruiscono lo straordinario dal consueto. 

Andrea non ama molto parlare di sé in chiave diacronica, dei suoi 30 anni di esperienza, ricchi di frequentazioni artistiche e di genuina ricerca; parla volentieri, invece, di quello che sta facendo ora e di come lo sta facendo, quindi della fotografia e del rapporto con altre discipline, della complementarietà tra i diversi modi di guardare il mondo…. Così mi racconta di quella parte del suo attuale lavoro che, per economia di parole, tra noi chiamiamo fotografia di loisir: immagini da situazioni di tempo libero ovvero, come egli dice, “eventi d’ arte o comunque momenti di… divertimento, ma pubblici”.

Parla dunque del gioco di scena e retroscena, dandomi ancora una volta la misura di quanto la sua attività d’osservazione sia vicina a quella dello studioso di scienze sociali che va sul campo. Egli si muove “in mezzo alla gente, mescolandosi tra essa, facendone parte; ma lo spettacolo vero e proprio non è solo quello che si svolge sull’ eventuale palco, ma qualche metro più indietro, cioè considera il pubblico come parte della scena […]. La scena, cioè il luogo dove si svolge l’azione, non viene definita in maniera assoluta da colui che ne sarebbe il protagonista principale, perché è il backstage, cioè tutto quello che accade intorno ed è legato al fatto stesso, a definirlo di volta in volta”.

La parte d’intervista da cui è tratto lo stralcio appena riportato è interessante perché, oltre a dire qualcosa sui criteri che trasformano taluni aspetti del mondo in soggetti fotografici privilegiati da Repetto, mette in evidenza un fenomeno sociale al quale non avevo prestato prima d’ora molta attenzione. In queste situazioni di loisir i partecipanti al pubblico mostrano di gradire d’essere fotografati, analogamente agli artisti di turno. Secondo l’esperienza di Andrea quel che in prima istanza accade è che il gesto fotografico promuove ad attore chi faceva parte del pubblico: tale passaggio di stato avviene proprio in virtù dell’essere parte del pubblico, e di un particolare pubblico, che partecipa a un determinato evento. Si tratta, in seconda istanza, di quell’essere su una ribalta da parte di soggetti riflessivi, consapevoli di esservi. Possiamo ipotizzare che in questo modo essi adottino una sorta di tattica per rivendicare un ruolo attivo – nell’evento, ma forse non soltanto -, un proprio posto nello spazio pubblico. Non è il caso, però, qui di azzardare ipotesi interpretative sul mondo; limitiamoci ad una evidenza: l’intervento fotografico lascia emergere quelle che chiamerei, rifacendomi alla tradizione sociologica, rappresentazioni del sé in pubblico. Ecco allora che la presenza del fotografo non opera semplicemente quelle modificazioni del campo che qualsiasi osservatore opera. Qui tali modificazioni acquistano una valenza peculiare, perché nell’immaginario comune la fotografia registra ma anche diffonde, presentifica e amplifica, tanto più se si tratta di fotografia di eventi. Il fotografo, dunque, non solo ci rappresenta la propria comprensione di come identità individuali si raccontano attraverso gesti, sguardi, postura, prossemica, abiti e quant’altro l’occhio può cogliere, egli anche costruisce contesti privilegiati per lo studio del mondo sociale.

 copertina festival

 

 

il libro si può sfogliare:
http://issuu.com/andrea_repetto/docs/incontemporanea
 

a valle di cengio, la valle bormida, terra di qualcuno

“ Hai mai visto Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna.”      Beppe Fenoglio 

E’ una lunga storia, che inizia nel 1882 con un innoquo dinamitificio

© andrea repetto

© andrea repetto

consiglio vivamente la lettura di “Cent’ anni di veleno” dell’ amico Alessandro Hellmann (ed. Stampa Alternativa, 2005)   da cui è tratto lo spettacolo “Il fiume rubato” con Andrea Perdicca.

© andrea repetto

© andrea repetto

… per chi non lo trovasse in libreria, provi su http://www.stampalternativa.it/, il calendario degli spettacoli si può invece trovare su: http://www.myspace.com/alessandrohellmann

viaggio in italia, passando per ovada

© ANDREA REPETTO

© andrea repetto

lo scorso 5 ottobre Gianni Celati ha presentato al teatro Splendor di Ovada il suo film “Visioni di case che crollano”; al termine della proiezione, passeggiando nel centro storico, si è piacevolmente conversato a lungo su “VIAGGIO IN ITALIA”

Vittore Fossati dedica una copia di "Viaggio in un paesaggio terrestre" a Gianni Celati
© andrea repetto

Vittore Fossati dedica a Gianni Celati una copia di “Viaggio in un paesaggio terrestre”

postnucleare

lunedi 19 gennaio 2009 è stato abbattuto il paese di Brusaschetto Nuovo, ex frazione di Camino (AL)

il progetto di riqualificazione dell’ area prevede interventi di recupero ambientale ed il riuso naturalistico del sito, per mezzo della creazione di aree umide, specchi d’ acqua ed il rimboschimento delle zone emerse.

BRUSASCHETTO NUOVO, frazione di Camino (AL), all’ incirca 200 m s.l.m. e 0 m sul livello del Po, abitanti 0.

Costruito alla fine degli anni ‘50 sulla sponda del fiume opposta a quella della ex centrale nucleare di Trino Vercellese.

 

© andrea repetto

 

© andrea repetto

 

© andrea repetto

 

© 2008 andrea repetto

© andrea repetto

guardiamoci attorno

lerma (al) - 360° - © andrea repetto

lerma (al) - 360° - © andrea repetto

 

dopo molto tempo mi sto nuovamente interessando alla fotografia panoramica… è stato faticoso trovare gli strumenti adatti, che potessero soddisfare le mie aspettative, ora finalmente ci siamo… ma questo è solo l’ inizio, bisogna andare a fotografare, qualsiasi cosa che abbia da mostrarsi… a 360°

 

pineta di mornese (al) - 162° - © andrea repetto

pineta di mornese (al) - 162° - © andrea repetto

 

acqui terme (al) - 218° - © andrea repetto

acqui terme (al) - 218° - © andrea repetto

:-)

…e oggi iniziamo un blog… vedremo per quanto